\\ : Storico (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Grazia (del 09/04/2009 @ 21:30:00, in lettereMinuscole, linkato 278 volte)

Le ho viste tra le righe, visitate, abitate. Le città. Avevano una coordinata precisa in una carta o erano eteree e impossibili.

Ricordo la New York di Céline “...era in piedi la loro città, assolutamente diritta. New York è una città in piedi”.

E la Venezia di Mann. Città in cui si deve arrivare “per nave …dall’alto mare” perché entrare nella città “per via terra dalla stazione, significa entrare in un palazzo dalla porta posteriore”.

Poi Napoli. Quella di Malaparte, misteriosa e antica, rimasta intatta alla superficie del mondo moderno e quella di La Capria “che ti ferisce a morte o t’addormenta, o tutt’e due le cose insieme”.

Caserta, la mia città, “distratta” nelle parole di Pascale. Dépendance borbonica, ha la struttura del castrum. “Caserta è quadrata, tanto qualunque strada prendete ci mettete sempre venti minuti.”

Sono tante, la memoria mi restituisce queste. Città che hanno un posto nelle mappe.

Ma “accanto a questo mondo ce n’è un altro. E vi sono punti in cui si può sconfinare”. Sconfinando ho visto Isidora, nelle parole di Merrill Block. In questa città nessuno ricorda nulla, è una terra senza memoria “dove ogni bisogno è esaudito e ogni tristezza è dimenticata”, il semplice desiderio controlla ogni cosa, non c’è paura della morte perché non c’è cognizione della morte e ci si innamora anche mille volte della stessa persona e sempre per la prima volta.

E poi ho visto nelle pagine di Calvino un’altra Isidora, città cui si giunge in tarda età perché è la città dei ricordi.

Isidora memore e Isidora smemorata.

La relazione tra la città e la memoria è nella descrizione di Zaira “potrei dirti di quanti gradini sono le vie fatte a scale, di che sesto gli archi dei porticati, di quali lamine di zinco sono ricoperti i tetti; ma so già che sarebbe come non dirti nulla. Non di questo è fatta la città, ma di relazioni tra le misure del suo spazio e gli avvenimenti del suo passato”.

Le città invisibili sono tante e hanno tutte nomi di donna. Isidora Zaira Diomira Dorotea Pirra Laudomia Tecla Tudre Zoe Eutropia Zirma Isaura Smeraldina…sono città della memoria, del desiderio, dei segni, degli scambi, degli occhi, del nome, dei morti, del cielo. Sono città sottili, città continue, città nascoste. Città tristi e città contente. “città che continuano attraverso gli anni e le mutazioni a dare la loro forma ai desideri e quelle in cui i desideri o riescono a cancellare la città o ne sono cancellati”.

Marco Polo le descrive a Kublai Kan. E in fondo ne descrive una sola, implicita. Venezia, la sua città. L’imperatore lo rimprovera “gli altri ambasciatori mi avvertono di carestie, di concussioni, di congiure…mi segnalano miniere di turchesi…prezzi vantaggiosi…e tu? Torni da paesi lontani e tutto quello che sai dirmi sono i pensieri che vengono a chi prende il fresco la sera seduto sulla soglia di casa”.

Ma è questo che piace al Kan. In esse “si può girare in mezzo col pensiero, perdercisi, fermarsi a prendere il fresco, o scappare via di corsa”.

Così io ci ho girato, mi sono fermata a prendere il fresco, mi sono persa, ritrovata. Ora riprendo il viaggio. Tra le mani Paul Auster, trilogia di New York. La quarta di copertina dice “Auster inventa una sua New York fantastica, un nessun luogo in cui ciascuno può ritrovarsi e perdersi all’infinito”.

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Di Admin (del 06/04/2009 @ 11:11:24, in Articoli, linkato 101 volte)

Sei anni dopo il concerto dedicato a George Harrison, Paul Mc Cartney e Ringo Starr si sono riuniti a New York conquistando il pubblico del Radio City Music Hall. I due Beatles sopravvissuti hanno partecipato al concerto per la raccolta di fondi a favore della David Lynch Foundation. Obiettivo della fondazione voluta dal regista americano è quello di portare nelle scuole la meditazione trascendentale per combattere lo stress, migliorando le capacità di apprendimento e concentrazione ma soprattutto puntando a un miglior rapporto con se stessi.

La tecnica fu adottata dai Beatles fin dalla fine degli anni Sessanta, subito dopo l’incontro con un guru indiano. Chi sospettava che dietro l’irripetibile genialità dei Beatles ci fosse l’uso di erbe e acidi in grado di far scivolare la mente in un territorio astratto, può dunque ricredersi. L’unico segreto degli scarafaggi era la meditazione.

Ma se la traccia lasciata dai quattro ragazzi di Liverpool è destinata a rimanere in eterno come una delle più forti regalateci dal ventesimo secolo, qualche dubbio resta sull’attuale pensiero di Mc Cartney. A suo giudizio il mondo è dominato dalla meditazione trascendentale, un pozzo cui è possibile attingere in qualsiasi momento. Pare invece che a dominare il pianeta siano logiche assai diverse e che, come cantava un meraviglioso John Lennon, per dare una possibilità alla pace occorra, oltre alla meditazione, anche qualcosa di più concreto.

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Di Admin (del 30/03/2009 @ 07:50:30, in Articoli, linkato 103 volte)

Luc Rousselet nel suo ufficio della 3M

Non restate con le mani in mano. Questa l’imbeccata di Berlusconi agli operai Fiat di Pomigliano in odore di licenziamento. Seguire alla lettera le parole del premier potrebbe indurre qualcuno a imitare i colleghi francesi della 3M che hanno sequestrato per una notte Luc Rousselet. Il piano del manager prevedeva il taglio di metà azienda.

Lo stesso era accaduto alla Sony France. In entrambi i casi le aziende hanno addolcito le loro brusche strategie. A Edimburgo invece il banchiere Fred Godwin ha trovato le finestre dell’abitazione in frantumi. Godwin, dopo aver portato al collasso la Royal Bank of Scotland, aveva ricevuto una buonuscita di 16 milioni di sterline.

Segnali forti rimbalzano da mezza Europa. Si è varcata la soglia della decenza. Non si può pensare che milioni di lavoratori perdano stipendio e dignità, subendo passivamente gli effetti di una crisi di cui non sono affatto responsabili. L’America si è indignata quando ha appreso che l’AIG, dopo aver ricevuto 170 miliardi di dollari in aiuti di stato, ha erogato bonus milionari ai dirigenti. Parte di quel fiume di danaro è stato restituito, ma la sostanza non cambia.

Le regole insopportabili imposte dai signori della finanza costringono i lavoratori a vivere nel terrore. Tutto questo non può non generare frutti avvelenati. Nuove pagine luttuose verranno scritte. Incancrenendo il fallimento che ci circonda. Quando ciò accadrà, le parole che da ogni luogo si solleveranno sapranno di stantio.

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Di Admin (del 23/03/2009 @ 08:32:32, in Articoli, linkato 114 volte)

don Ciotti e Gennaro Diana, papà di Peppino

Erano in tanti. Cinquanta o centomila non fa differenza. Per una volta la questura non si è prodotta in stime esilaranti. Erano davvero in tanti a sfilare in via Caracciolo per la quattordicesima giornata della memoria in ricordo delle vittime della mafia, promossa dall’associazione Libera di don Ciotti. In testa al corteo cinquecento familiari delle vittime della criminalità organizzata. Alle loro spalle donne e uomini provenienti da tutta Italia, decisi a esprimere con gioia il proprio desiderio più grande: un mondo libero dal bubbone della mafia.

Il corteo è poi sbocciato in piazza Plebiscito, il luogo simbolo di Napoli, quasi a lasciar intendere un monito importante. Le mafie sono ovunque, si annidano nei palazzi di governo, nei salotti buoni della città, per poi spadroneggiare nei luoghi dove luridi accordi tra stato e camorra permettono di avvelenare interi territori.

Libera ha portato la voce di migliaia di giovani anche nel regno dei Casalesi, ricordando il 19 marzo don Peppino Diana, il sacerdote che per amore del suo popolo aveva deciso di non tacere. Nel quindicesimo anniversario del suo assassinio, a Casal di Principe sono risuonate potenti le parole di Gennaro Diana, papà di Peppino. ‘I camorristi stanno peggio dei morti’. Un messaggio decisivo, forse l’unico in grado di scardinare gli imperi mafiosi e di smontare i folli sogni dei tanti ragazzini che nella camorra riconoscono l’unico sbocco possibile della loro vita.

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Di Admin (del 16/03/2009 @ 08:04:13, in Articoli, linkato 119 volte)

Borghezio e il gesto dell'ombrello

A Brescia, durante un intervento alla scuola quadri della Lega, il deputato del carroccio Davide Caparini ha snocciolato alla platea dati sorprendenti. Il consumo di Viagra al nord è quattro volte superiore rispetto al sud. E per irrobustire la sua analisi ha tirato fuori cifre inoppugnabili. Dal 1998 al 2005 nel bresciano sono state assunte circa quattromila pilloline blu ogni mille cittadini. Appena 991 invece in quel di Potenza.

Cosa si cela realmente dietro la dura analisi del giovane parlamentare? La sadica volontà di farci perdere le poche certezze che ci accompagnano nel quotidiano? Lo slogan rivoluzionario ‘La Lega ce l’ha duro’, che ha infiammato migliaia di elettori, ne esce infatti sgretolato senza appello.

Caparini ha forse trascurato l’uso smodato che nel Meridione si fa di peperoncino e altre diavolerie piccanti, capaci di sostenere il desiderio. O forse si è lasciato prendere la mano, intendendo semplicemente ribadire un altro cavallo di battaglia padano: al sud non si ha voglia di lavorare. Tanto che il tempo e soprattutto le forze per vivere una sessualità appagante non vengono mai meno.

Tuttavia resta alto il dubbio. E se dietro le parole di Caparini si nascondesse un pungente attacco al leader di sempre Umberto Bossi? I giovani quadri leghisti, dopo un primo istante di smarrimento, si sono ricompattati. Pronti a chiedere spazio, sono loro i celoduristi del futuro. Attendiamo eccitanti sviluppi.

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Di Admin (del 12/03/2009 @ 11:02:37, in Articoli, linkato 110 volte)

Briatore e la Gregoracci

Intervistati qualche tempo fa, alcuni nostri parlamentari rimediarono una figura barbina mostrando di non conoscere la regione del Darfur. Ci fu perfino chi sostenne fosse un modo sano di mangiare, confondendolo con lo slow-food. Nulla da stupirsi dunque di fronte al rapporto annuale pubblicato dall’organizzazione umanitaria Medici senza frontiere, che evidenzia il velo oscurante fatto scivolare dai media nostrani sulle decine di catastrofi che sconvolgono il pianeta.

Mezzi di informazione che, tanto per fare un esempio, hanno dedicato ampio spazio alle nozze Briatore Gregoracci. Certo anche il team manager della Renault ha i suoi grattacapi. Il circus della Formula1 vive momenti di angoscia dopo la ritirata di alcuni colossi dei motori, non più in grado di far fronte ai costi astronomici delle competizioni.

Bisogna invece soffermarsi sul perché l’allarme lanciato da Medici senza frontiere abbia trovato spazio sui media oggi e non invece lo scorso novembre, quando lo stesso dato era stato diffuso, ma nessuno ne aveva preso spunto per sensibilizzare l’opinione pubblica su questioni di vitale importanza. Forse qualche reality esigeva la precedenza.

Nel nostro piccolo possiamo visitare il sito www.medicisenzafrontiere.it e scoprire il mondo di questa organizzazione che da decenni interviene in soccorso delle popolazioni stremate da guerre e catastrofi naturali. E magari contribuire alla loro fondamentale missione.

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Di Admin (del 09/03/2009 @ 07:05:07, in Articoli, linkato 123 volte)

Abusi

Davvero c’è ancora chi ha la sfrontatezza di credere che vivere con la continua incudine della perdita del lavoro rappresenti una severa forma di stress? Certo, per i lavoratori dei due centri campani della Indesit l’aria si sta facendo sempre più cupa. E che dire di Pomigliano d’Arco, dove a giudicare dalle acrobazie dialettiche di Marchionne lo stabilimento potrebbe subire un colpo mortale. O dei lavoratori della Ixfin cui da mesi è scaduta anche la cassa integrazione.

Ma nulla a confronto dello stress che attanaglia i dirigenti della nostra Provincia. Che grazie alla delibera 2389 potranno giovarsi di un corso antistress per ritrovare fiducia in se stessi. Tecnicamente si parla di coaching. Una metodologia che mira all’efficacia delle performance.

E per ottenere ciò, la Provincia ha stanziato 40.000 euro che serviranno a ‘eliminare il blocco della percettività’ degli assai sfibrati dirigenti provinciali. Il tutto, come è giusto che sia, avverrà durante l’orario di lavoro. In particolare due giorni verranno dedicati all’apprendimento delle tecniche di scherma.

E così, mentre i più retrogradi continuano a chiedere l’abolizione delle province, ritenute l’ennesimo scempio della classe politica a danno della comunità, i bravi dirigenti provinciali avranno finalmente a disposizione i mezzi indispensabili per lavorare serenamente. Un po’ di sciabola, un po’ di fioretto, una stoccata sfacciata alla crisi.

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Di Admin (del 02/03/2009 @ 11:55:45, in Articoli, linkato 122 volte)

Abusi

Un vento intollerante risuona lugubre lungo tutto lo Stivale. Ovunque segnali inequivocabili di un razzismo che non vuole più strisciare ma imporsi con le proprie regole autoritarie. È scattata la caccia al rumeno. Peccato che i dati del Viminale indichino una realtà radicalmente diversa. Sono italiani 61 stupratori su 100. A seguire, nella poco ambita classifica, i rumeni (7,8%) e i marocchini (6,3%).

E l’allucinante sequenza di episodi avvenuti nel napoletano vanno nell’identico verso. A stuprare nei pressi della stazione un ragazzino dodicenne è stato un impiegato del comune di Napoli. Gli orrendi episodi di Barra, dove una undicenne veniva torturata e violentata da un suo vicino, e di Cicciano dove un bambino rumeno, di otto anni subiva abusi sessuali da parte di un condomino, portano la firma di cittadini italici.

Il razzismo dilagante nel paese è figlio dell’ignoranza e dell’incapacità di comprendere il mondo che viviamo. Gli orchi abitano sul nostro pianerottolo e nella maggioranza dei casi parlano la nostra lingua, votano per i nostri politici e, perché no, frequentano le nostre stesse chiese.

A quei tanti che invocano la legge del taglione per gli extra comunitari, salvo tacere ipocritamente quando l’orco è seduto alla sua stessa tavola, domando: rispedire al proprio paese chi si macchia di violenze sessuali, vuol dire accettare serenamente che possano compiere quelle infamie verso altri corpi indifesi, purché non siano italiani?

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Di Admin (del 23/02/2009 @ 09:23:55, in Articoli, linkato 116 volte)

Tutor in Tangenziale

Sono passati quindici giorni da quando sulla Tangenziale è in funzione il Tutor, il nuovo sistema di rilevazione della velocità. L’apparecchiatura, costata quasi un milione di euro, ha contribuito alla diminuzione del 75% degli incidenti registrati rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il rispetto del nuovo limite in vigore sull’intera tratta di 80 Km orari, è anche di aiuto nel contenimento dei consumi e dell’inquinamento acustico. Tutti dati da salutare con soddisfazione.

Dall’altra parte ci sono gli automobilisti, che a gran voce chiedono di portare il limite di velocità a 100 Km. Nella prima settimana sono state elevate 1.300 multe, per un incasso presumibilmente superiore ai trecentomila euro. Un numero di multe largamente inferiore rispetto alle prime cifre circolate che parlavano di 10.000 infrazioni commesse il giorno di entrata in vigore del Tutor. Ed in effetti a transitare lungo l’arteria rispettando il limite, la sensazione è che siano ben di più gli automobilisti indisciplinati, soprattutto la sera quando il traffico lavorativo è solo un ricordo. Ma l’occhio elettronico avrà senza dubbio ragione.

Certi che l’unica cosa a cuore della Tangenziale Spa sia la sicurezza dei guidatori, resta qualche dubbio sul limite imposto e sul posizionamento delle telecamere. Sarebbe coerente che una parte dei proventi, che controvoglia qualcuno sarà costretto ad incassare, venga destinata al fondo di garanzia per le vittime della strada.

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Di Admin (del 19/02/2009 @ 08:22:55, in Articoli, linkato 104 volte)

Newfotosud

Un articolo si può redigere secondo diversi stili. Lo schema più semplice prevede la notizia sparata in testa seguita dall’interpretazione che di quel fatto si intende proporre.

Ad Afragola, nell’hinterland partenopeo, la Polizia ha arrestato una madre per aver fatto prostituire, tra il 2006 e il 2007, due sue figlie, che all’epoca dei fatti avevano otto e dieci anni. Insieme alla donna trentottenne sono stati arrestati il suo attuale convivente e quattro abituali clienti. Gli abusi avvenivano nel sottoscala del palazzo dove abitava la famiglia. A procacciare i clienti era sempre la madre, a sua volta dedita alla prostituzione. I compensi per le prestazioni richieste non superavano i cinque euro.

Fin qui la notizia. Ora andrebbe commentata. Sì, ma come? Ripetendo concetti veri, ma che per la continua assenza di risposte rischiano di mutarsi in ritriti stereotipi? No, non ho voglia di rimarcare fin dove possa spingerti il degrado e le bruttezze che ti circondano. Una madre sciaugurata, “clienti” pronti ad abusare di due bambine per soddisfare le loro fantasie malate. Ma non solo loro. In tanti sapevano, o quantomeno potevano nutrire il fondato sospetto, dei sacrifici imposti alle due ragazzine. Nessuno di loro ha avuto il bisogno di segnalare a chi di dovere lo scempio che si compiva nello scantinato di un palazzo osceno. Per molti, l’unica regola in vigore è non impicciarsi degli affari altrui. Quali che siano. Meglio asserragliarsi in casa, tutt’al più pregando che “certe cose” non ti riguardino mai troppo da vicino.

Ma la mia mente è rimasta lì, impietrita, su quella cifra. Cinque euro. Non che compensi maggiori avrebbero mutato di una virgola la sudicia bestemmia che si cela dietro questa vicenda. È solo che una voglia disperata ti assale. Poter tornare indietro una, due, cento volte. Sigillare per sempre la porta di quel maledetto scantinato. Dire, qui non entra più nessuno. E darli tu quei cinque euro a chi pretendeva quell’abominio, senza richiedere nulla in cambio, per evitare un martirio che due ragazzine - e chissà quante altre, penso con orrore - si trascineranno per tutta la vita tra le macerie in cui hanno ridotto la loro infanzia violata.

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