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Molto forte, incredibilmente vicino
Di Grazia (del 26/10/2010 @ 00:37:34, in lettereMinuscole, linkato 1644 volte)

Ho preso le ultime quindici pagine tra le mani. Tenendo fermo l’indice sotto la copertina mentre il pollice sfogliava veloce. e m’è venuto su l’uomo leggero leggero. Dal basso verso l’altro di un grattacielo che chiunque riconoscerebbe.

Come si fa a invertire l’ordine delle cose e a tornare indietro su un pezzo di vita? come si fa quando si vuole ancora avere un quaderno bianco e tutto il tempo davanti e invece sta finendo lo spazio e non era previsto ed è successo così all’improvviso?

Oskar ha nove anni, l’11 settembre è tornato a casa perché a scuola gli hanno detto che era successa una cosa brutta. E mentre glielo dicevano non ha pensato che la cosa brutta potesse in qualche modo riguardarlo. Oskar ha un segreto, quando è tornato a casa nella segreteria telefonica c’erano cinque messaggi lasciati dal padre che chiamava dalla torre. Solo lui li ha ascoltati, solo lui ne conosce il contenuto. Ha sostituito l’apparecchio e non ha raccontato niente a nessuno. Inizia la sua ricerca. Deve conoscere quegli ultimi momenti di vita, ‘ho bisogno di sapere come è morto ho detto…per riuscire a smettere di inventare come è morto’.

Trova una chiave e vuole scoprire quale serratura apre, di quale porta. E così va in giro e gli succedono tante cose e le più paradossali lui le conserva in Cose che mi capitano. Oskar è un ragazzo geniale, inventa le cose più strane, scrive un mare di lettere per ‘alleggerirsi le scarpe’, si fa lividi sul corpo quando la sofferenza diventa insopportabile, le sue riflessioni sono incredibili. Le riflessioni esistenziali che può fare solo un bambino (quando il bambino era bambino).

Jonathan Safran Foer ci prende con le parole, con le immagini, con i colori. Ci sorprende continuamente, non si sa mai girando pagina cosa ci sarà. Un testo, una pagina bianca, una sola parola, o una frase, una fotografia, un colore, un errore, una cancellatura. E ci prende col suo racconto, col suo ritmo a tratti ossessivo ciclico ripetitivo, col suo linguaggio particolare, coi suoi personaggi, con le storie familiari da ricostruire ed ogni personaggio è un pezzo del puzzle. Ci prende coi sentimenti. Ci prende col dramma della separazione che ci paralizza, ci impedisce di andare avanti, ci riporta all’ultimo momento, inconsapevolmente ultimo, bisognerebbe capire che è proprio l’ultimo, per dire fare impedire.

E dov’è il tasto di rewind? e quando è spinto al massimo poi.. qualcosa e niente è uguale.

‘Le parole vengono facili. Alla fine del mio sogno, Eva ha rimesso la mela sull’albero. L’albero è rientrato nella terra. E’ diventato un arboscello, che è diventato un seme. Dio ha unito la terra e l’acqua, il cielo e l’acqua, l’acqua e l’acqua, la sera e la mattina, qualcosa e niente. Ha detto: Sia la luce. E il buio fu.’