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Come ostaggi nella nostra terra
Di Admin (del 30/11/2009 @ 07:32:52, in Articoli, linkato 1331 volte)

Piazza dei Martiri, il salotto ingessato della città. La Feltrinelli è gremita come non mai. Non c’è spazio, fa caldo, ma a sciogliere l’anima è l’energia irradiata da una serata inusuale. Si presenta ‘La ferita’, antologia dedicata alla memoria delle vittime innocenti di camorra, curata dal regista teatrale Mario Gelardi. Amore mio ci hanno distrutto la vita. Giuseppe Miale di Mauro ha appena finito di leggere le parole scritte da Beatrice subito dopo la morte del marito, Raffaele Pastore, imprenditore assassinato per aver denunciato il racket. I due si abbracciano, e un’emozione sincera, mista a rabbia e indignazione, pervade la sala.

La ferita è un progetto nato a Ponticelli, sede di Ad est dell’equatore, giovane casa editrice. Nelle cronache Ponticelli non manca mai. Prima un agguato mortale in pieno giorno, poi il blitz dei carabinieri contro il clan locale dei Sarno, hanno riportato il quartiere orientale alla ribalta mediatica. Ma Ponticelli non è solo questo. In tanti ogni giorno combattono, spesso senza l’adeguato supporto delle istituzioni. E non è un caso che dalla provincia giunga la scossa alla stanca borghesia napoletana.

In una città chiusa in compartimenti stagni, e rosa da invidie e ipocrisie, una contaminazione genuina di generi e voci ha rapito la folla presente in libreria. Scrittori, musicisti, attori, magistrati e giornalisti, non hanno mai ceduto il passo alla retorica. La musica degli A67 ha avvolto la sala e Daniele Sanzone con grinta ha incalzato ‘Guagliò amma cagnà’. Ivan Castiglione ci ha riportato a Casal di Principe e al potente discorso che mutò radicalmente la vita di Saviano. Del contrasto alla camorra il magistrato Raffaele Cantone ha fatto una scelta di vita. Seguito come un’ombra e con palpabile affetto dagli uomini della sua scorta, ha ribadito il valore della memoria. E l’antologia ha impresso a fuoco questa missione.

Nei racconti è tornato il sorriso di Giancarlo Siani, sopravvissuto agli stupidi colpi della camorra, l’assurda morte di Antonio Landieri, colpevole di trovarsi nel posto giusto al momento sbagliato, la strage di sei africani responsabili unicamente del colore della propria pelle. Una serata che ci ha confermato di essere ostaggi nella nostra terra. Ma ha anche trasmesso la voglia di reagire e di non dimenticare chi ha regalato la vita per la propria e l’altrui dignità.